I commenti di un Piccolo Eclettico lasciati qua e là sulla rete. Breve memoria collettiva di accompagnamento ad una EcletticaMente vagabonda ed al suo fratello minore.
@Ivo dici Ammettiamo che quella legge non sia costituzionale. Cosa si fa? Si cambia la costituzione o la legge? La costituzione di per se è stata molto innovatrice nel senso che non ha recepito alcuna delle tradizioni esistenti, anzi ha dovuto proprio raffigurarsi come innovazione rispetto al passato in molti punti. E finché non diventerà una semplice “tradizione”, non mi pare il caso di cambiarla (anche se poi tutti sanno che la Costituzione è fatta anche di “prassi” costituzionali, che altro non sono che una forma di tradizione condivisa, no? Il punto è un altro (e rispondo anche a Lorenzo, non esiste in Italia una norma che prevede l’esposizione di un simbolo religioso. Del resto tale norma sarebbe semplicemente anti-costituzionale secondo il nostro ordinamento. I giudici di merito italiani, si sono pronunciati spesso sul tema semplicemente riconoscendo un valore alla tradizione del tipo si è sempre fatto così. E, per inciso, non sono mai arrivati a farne una questione costituzionale proprio perché non c’è in Italia una norma da abolire. Ecco per il discorso iniziale di Ivo capita a fagiolo, giacché i giudici in Italia hanno dato un valore ad un uso, allo stesso modo in cui poi i politici hanno fatto in seguito alla sentenza. L’aspetto divertente di tutto questo gran baccano, è che grazie alle numerosissime prese di posizione dei sindaci italiani (che non hanno altro da fare a quanto pare), ora esiteranno un numero di interessanti atti giuridici per i quali potrà forse essere intentata una impugnazione davanti alla nostra di Corte. Che, ovviamente essendo un covo di comunisti ça va sans dire, non potrà far altro che decidere nell’unico senso possibile. S.
Scrivi che: Difendere una pratica in quanto tradizione è quindi un argomento accettabile. Vero, in certi contesti potrebbe essere accettato, purché appunto si riconoscano una serie di aspetti. Giustamente hai tratto dalla vicenda del crocifisso un ragionamento più generale, ma proprio le reazioni alla sentenza hanno messo a nudo la povertà dell’argomentazione su cosa sia “tradizione”. Innanzitutto, una cosa è tradizionale se ha, come hai giustamente osservato, mantenuto una permanenza nel tempo (si può disquisire sulla durata), ed è nata per, diciamo, “condivisione popolare” e non per una scelta di diritto. Ricordo che il crocifisso nei luoghi pubblici fu proibito dal Regno d’Italia grossomodo dal 1860 al 1929 (più per scelta della Chiesa che dello stato italiano in realtà). Dopodiché fu il fascismo a restituirlo ai pubblici uffici con una norma di legge. Questa è tradizione? In secondo luogo, una tradizione per essere tale dovrebbe essere condivisa, corretto? Mi chiedo allora il perché delle minacce di multe fino a 500 euro per chi toglie i crocefissi… In realtà penso che in qualsiasi caso l’appello alla tradizione sia un modello di giustificazione “debole” in sé, perché è unicamente rivolto all’apparenza. Argomentare sulla presenza del crocifisso in termini di fede cattolica sarebbe stato molto più complesso, e difficile da mettere in pratica da persone che hanno varie “pendenze” rispetto alla morale cattolica (divorzi, convivenze, rapporti prematrimoniali etc.). La tradizione diventa quindi un comodo appello ad una morale debole, usata solo per un “apparire” in linea con un’idea di comunità, da preferire in un contesto mediatico all’appello a dei valori forti “reali”, che implicherebbero l’adesione agli stessi da parte di chi parla. Ed ora una curiosità. Tra i più strenui sostenitori della “tradizione” del crocifisso vi è oggi la Lega, che giusto fino all’altro ieri cercava di ritrovare le radici di “tradizioni” alternative, dal sole delle alpi ai riti celtici. A scavare nel passato si finisce per non andare da nessuna parte! Sergio
Io ho ricevuto l’invito un mesetto fa, ci sono entrato una volta, ma non avendo contatti coi quali cimentarmi, ho accantonato per un attimo la cosa. Attimo che è durato 4 settimane… Dopo aver letto questo post, mi sa che mi tocca rimettermi in pari al più presto. Magari dopo aver finito il nanowrimo…:-)
Grazie per la “Telecronaca”. Ormai ho smesso di guardare Santoro in TV da quando, tornato in Rai, ha iniziato il suo processo di martirizzazione.
Certo, mi pare di aver capito di aver perso una puntata di vera riscossa del giornalismo italiano più obiettivo, capace di parlare, finalmente, di problemi reali e di non fare siparietti con personaggi più o meno circensi.
Ogni tanto si dice che un popolo si merita il governo che ha. Di sicuro in Italia ci meritiamo la televisione che abbiamo.
Ho visto il film a New York quando ci son stato ad agosto. Immagino che nel doppiaggio italiano si perda la fantastica aura che da al film il fortissimo accento sudafricano “parlato”.
Adoro il fatto che l’uso della camera a mano a finito per rendere gli alieni molto più “reali” di tante superproduzioni patinate in HD. E poi sia il messaggio che c’è dietro il film, credo che sia davvero interessante. Perché del resto tutte le navi aliene dovrebbero tutto finire sugli USA?;-)
Bè, qui ci sta la grande differenza tra Cristianesimo e Cattolicesimo.
Fino alla riforma protestante, difatti, il problema non si poneva. La Chiesa Cattolica pretendeva che l’autorità civile (fosse imperiale o reale) discendesse comunque da un “controllo” del papa. E storicamente la Chiesa Cattolica ha sempre avuto un suo Stato, che per quanto oggi sia piccolo, è comunque la prova schiacciante di mix di potere temporale e potere religioso. E poi, del resto, la reazione della Chiesa Cattolica alla richiesta di uno stato Laico plurireligioso (perché in fondo l’origine di questa sta qua) si chiamò inquisizione.
Quindi effettivamente, avrei pochi dubbi anche io.
Vero è che nel Vangelo i semi per una divisione tra stato e chiesa ci sono, ma son state le Chiese Protestanti per poter sopravvivere che ne hanno fatto emergere questo concetto.
Bè, difatti segnalo che alcuni anni fa una USL in Sardegna tolse la domanda sull’orientamento sessuale, lasciando solo quella di eventuali “comportamenti a rischio”. Ovviamente la cosa uscì fuori, e il malaugurato dirigente sostenne appunto che non era l’orientamento sessuale a costituire un pericolo, ma appunto il comportamento. Che una coppia omosessuale monogama e magari sessualmente poco “attiva” aveva probabilmente maggior dovere di donare che non un playboy eterosessuale poco ligio all’uso del condom. Credo che abbia lasciato l’incarico alla fine…
e meno male che non ho il navigatore! Sennò chissà che succedeva! ;-)